Alternative Caserta

Webzine musicale dedicata a rock, metal e musica alternativa a Caserta e in Campania, con recensioni, editoriali, eventi e storie dalla scena locale.

Lo dico con un po’ di emozione: questo è uno dei primi articoli nati da una segnalazione arrivata direttamente ad Alternative Caserta dopo la riapertura della webzine.

A scrivermi è stato Nunzio Ciccone, voce dei Fiori del Male, per raccontarmi la storia di Allarme Rosso nel Golfo Persico: un brano nato nel 1991, durante la prima Guerra del Golfo, e arrivato alla pubblicazione ufficiale soltanto nel 2026.

Ed è proprio questo genere di storie uno dei motivi per cui avevo voglia di riaprire Alternative Caserta: tornare a parlare di musica, della scena che ci circonda e, quando capita, recuperare anche qualche pezzo della sua memoria.

Chi sono i Fiori del Male

I Fiori del Male sono un gruppo nato a Scampia nei primi anni Novanta e attivo nella scena alternativa napoletana di quegli anni.

La loro presenza è documentata anche sulle pagine della stampa universitaria dell’epoca: nel 1994 Ateneapoli li inseriva tra i gruppi protagonisti dei Venerdì Universitari, descrivendo una band che alternava cover a materiale originale.

Trentacinque anni dopo quella storia torna a incrociare il presente.

Allarme Rosso nel Golfo Persico

Allarme Rosso nel Golfo Persico nasce nel 1991 e viene ripreso, rielaborato e infine pubblicato nel 2026, trentacinque anni dopo, dagli stessi musicisti che lo avevano suonato allora.

Ed è probabilmente questa distanza temporale la cosa che colpisce di più.

Musicalmente il brano conserva un’identità fortemente legata al rock di quegli anni: energia, riff di chitarra, un’attitudine aggressiva e qualche richiamo al rock progressivo che caratterizzava parte della musica dei primi anni Novanta. Ascoltandolo, la sensazione è effettivamente quella di fare un piccolo salto indietro nel tempo.

Ma è soprattutto il tema del pezzo a rendere questo ritorno significativo.

Un brano scritto durante la Guerra del Golfo arriva nel 2026 parlando ancora di guerra, informazione, paura e immagini di conflitti che entrano continuamente nelle nostre case. Il contesto è cambiato e sono cambiati radicalmente anche i mezzi attraverso cui quelle immagini ci raggiungono, ma il messaggio conserva, purtroppo, una sorprendente attualità.

Più che limitarmi a raccontare dall’esterno una storia lunga più di trent’anni, però, ho preferito lasciare spazio direttamente a chi quella storia l’ha vissuta.

Ho quindi fatto qualche domanda a Nunzio Ciccone sulla nascita dei Fiori del Male, sulla scena napoletana degli anni Novanta e sul percorso che ha portato Allarme Rosso nel Golfo Persico dal 1991 fino alla sua pubblicazione nel 2026.

  1. Come nascono i Fiori del Male e che cosa significava fare musica a
    Scampia e a Napoli nei primi anni Novanta?

I Fiori del Male nascono ufficialmente nel 1991 a Scampia da un’idea
mia, di mio fratello Claudio e di nostra sorella Alessia Ciccone. Ma
dal punto di vista della scrittura la storia comincia prima.

Nel 1990 scrivevo già testi legati direttamente alla mia esperienza
nella 167 di Secondigliano. Uno di questi era Cimitero di Periferia:
raccontavo quello che vedevo e sentivo vivendo lì, l’abbandono, la
solitudine, la violenza, la droga e soprattutto il rischio che un
ragazzo potesse convincersi di avere davanti un futuro già scritto.

C’è poi un episodio della nostra adolescenza che considero
fondamentale. Vivevamo nella casa dei nostri genitori a Scampia e
alcune persone che frequentavamo e che erano entrate in quella casa
finirono per derubarci più volte. A un certo punto portarono via anche
i nostri strumenti: chitarra elettrica, basso elettrico,
amplificatore, registratore, stereo.

Non fu semplicemente la perdita di alcuni oggetti. Quegli strumenti
rappresentavano i nostri sogni, le nostre aspirazioni, le nostre
aspettative. Ci sentimmo violentati proprio nel percorso della nostra
crescita, come se insieme agli strumenti qualcuno avesse cercato di
portarci via una possibilità di futuro.

Avremmo potuto rispondere alla violenza con altra violenza. Facemmo la
scelta opposta. Quella rabbia diventò la forza per andare
controcorrente: indipendenti, ribelli, ma onesti. Io attraverso i miei
testi e insieme ai miei fratelli attraverso la musica.

È anche da questa esperienza che nasce la filosofia dei Fiori del Male
e quella contrapposizione che oggi definisco Male-Essere e
Bene-Essere. Già allora scrivevo: “Nessuno nasce cattivo.”

Il fiore è l’essere umano che nasce e cresce; il Male-Essere è ciò che
lungo il cammino rischia di contaminarlo, fino a convincerlo che
violenza, sopraffazione e assenza di futuro siano normali. Il
Bene-Essere è invece la capacità di conservare qualcosa di sé,
continuare a sognare, creare, comunicare e scegliere.

In uno dei nostri testi parlavamo della necessità di crescere “senza
siringhe nelle vene e pistole tra le mani”, creando attraverso la
musica comunicazione, riferimenti e aggregazione.

Nel 1992 arrivò un primo importante riscontro fuori dal nostro
territorio con l’URE, United Rock for Europe, legato al Festival degli
Sconosciuti di Teddy Reno e Rita Pavone. Arrivammo alla finale di
Ariccia e successivamente fummo ospiti di Dodi Moscati su Radio Uno
RAI.

La radice dei Fiori del Male era però rimasta quella di Scampia:
trasformare quello che avevamo intorno in musica invece di subirlo.

  1. Allarme Rosso nel Golfo Persico nasce nel 1991 durante la prima
    Guerra del Golfo. Come nacque il brano e che cosa volevi raccontare
    quando lo scrivesti?

Allarme Rosso nel Golfo Persico nasce nel clima della prima Guerra del
Golfo, ma non nasce dal nulla. Veniva da una scrittura che aveva già
cominciato a interrogarsi sulla violenza, sull’abbandono, sul potere e
soprattutto sul futuro.

Nel 1991 avevamo poco più di vent’anni e ci trovammo davanti a una
guerra che entrava quotidianamente nelle nostre case attraverso la
televisione: bombardamenti, allarmi, petrolio, dichiarazioni dei
governi, paura che il conflitto potesse allargarsi.

Sentii il bisogno di trasformare quelle sensazioni in una canzone. Non
volevo scrivere un trattato politico e neppure stabilire semplicemente
chi fosse il buono e chi il cattivo. Mi interessava la condizione
dell’uomo davanti alla guerra e il fatto che interessi politici,
economici e strategici potessero trasformarsi in morte, paura e
distruzione.

In fondo ritornava la stessa domanda che ci ponevamo a Scampia: Cos’è
il Bene? Cos’è il Male?

Con Allarme Rosso cambiava la prospettiva. Lo sguardo partiva dalla
167 e arrivava al Golfo Persico, ma le domande sul potere, sulla
violenza e sul futuro erano le stesse.

La cosa che ci ha impressionato maggiormente, recuperando il brano
trentacinque anni dopo, è stata accorgerci che quelle domande erano
ancora davanti a noi.

Non siamo stati noi a cercare di rendere attuale una vecchia canzone.
È stata la realtà, purtroppo, a renderla nuovamente attuale.

  1. Tra la prima versione del 1991 e quella pubblicata nel 2026 sono
    passati trentacinque anni: che cosa è rimasto del brano originale e
    che cosa avete invece cambiato o registrato nuovamente?

C’è un elemento al quale tengo particolarmente: la formazione che
suonò Allarme Rosso nel Golfo Persico nel 1991 è la stessa che
ritroviamo nella registrazione pubblicata nel 2026.

Non abbiamo affidato una nostra vecchia composizione ad altri
musicisti chiedendo loro di ricostruirla. Siamo noi, trentacinque anni
dopo.

Sono rimasti l’identità del brano, il testo, la sua origine e
soprattutto lo spirito con cui era nato. Quello che inevitabilmente è
cambiato siamo noi.

In trentacinque anni ciascuno ha seguito il proprio percorso umano,
artistico e professionale, maturando esperienze diverse. È cambiato il
nostro rapporto con gli strumenti, con la tecnologia, con
l’arrangiamento e soprattutto con la vita. Quando siamo tornati su
Allarme Rosso, tutto questo è entrato naturalmente nella
rielaborazione.

Per questo non considero quella del 2026 semplicemente un remake. È lo
stesso brano attraversato da trentacinque anni di vita e di musica.

Dentro questa registrazione convivono due tempi: i ragazzi che lo
suonavano nel 1991 e le persone che quei ragazzi sono diventati.
Abbiamo cercato di rispettare ciò che eravamo senza fingere di essere
ancora quelli di allora. La continuità non consiste nel rimanere
immobili: consiste nell’evolversi senza perdere la propria identità.

  1. Negli anni Novanta i Fiori del Male compaiono anche sulle pagine di
    Ateneapoli e nella scena universitaria napoletana. Che ricordo hai di
    quel periodo e che tipo di spazio esisteva allora per i gruppi che
    proponevano musica originale?

La parola spazio per noi era fondamentale. E non è un’interpretazione
che faccio oggi. In un testo che scrissi a Napoli nel 1995/96, Ultime
Notizie da Secondigliano – Dai Figli dei Fiori ai Fiori del Male,
scrivevo: “Difendiamo i nostri sogni per non affogare, per non
affondare, cercando spazi per comunicare.” E ancora: “Se non c’è
spazio non c’è comunicazione.”

Per una band indipendente lo spazio non era soltanto un palco.
Significava avere la possibilità di esistere, essere ascoltati,
confrontarsi e far circolare delle idee.

L’ambiente universitario era importante proprio per questo. Ateneapoli
seguì in diverse occasioni il nostro percorso e nel nostro archivio
abbiamo ritrovato diversi riferimenti tra il 1994 e il 1995, oltre
alla nostra attività nell’ambiente universitario, compreso un concerto
a Monte Sant’Angelo nel dicembre 1994.

Bisogna ricordare che allora non esistevano Spotify, YouTube o i
social network. Registravi una cassetta o un demo e dovevi fisicamente
portarlo alle radio, alle redazioni e ai locali. Telefonavi, spedivi
materiale, partecipavi ai concorsi, caricavi gli strumenti e andavi a
suonare.

Era difficile, ma esisteva una rete umana fatta di università, radio
libere, giornali, fanzine, associazioni, centri sociali, locali e
rassegne.

Nello stesso testo del 1995/96 scrivevo: “C’è una nuova voce in giro
fuori dal gioco, la voce di dentro di chi sta fuori dal giro. Noi
esistiamo e resistiamo – noi ci siamo e ci saremo.”

Eravamo dentro Scampia perché quella realtà la vivevamo sulla nostra
pelle, ma spesso ci sentivamo fuori dai luoghi nei quali veniva deciso
chi avrebbe avuto spazio per comunicare.

Non cercavamo semplicemente un posto dove esibirci. Cercavamo uno
spazio nel quale far esistere le nostre idee.

  1. Perché recuperare questo pezzo proprio oggi? È un episodio isolato
    oppure rappresenta l’inizio di una nuova fase dei Fiori del Male?

Non è un episodio isolato.

Allarme Rosso ci ha fatto inizialmente confrontare con il nostro
passato, ma molto presto abbiamo capito che non volevamo realizzare
un’operazione nostalgica.

La storia dei Fiori del Male ha attraversato trasformazioni e luoghi
diversi: Napoli, Milano, l’esperienza all’estero, Londra, la fase
FlowerPeace. Nel frattempo siamo cresciuti e sono cambiate le nostre
vite. Ma alcune radici non sono mai scomparse.

Oggi stiamo recuperando un archivio fatto di canzoni, registrazioni,
fotografie, articoli, documenti e testi che per molti anni sono
rimasti dispersi.

Ma per me c’è qualcosa di ancora più importante della conservazione
della memoria: sto cercando di preservare lo stesso principio di
coerenza per il quale era nato il progetto dei Fiori del Male.

Nel 1991 scegliemmo di essere indipendenti, ribelli ma onesti. Di
trasformare ciò che vivevamo in musica senza permettere alla violenza,
all’ambiente o agli interessi degli altri di decidere completamente
chi dovessimo diventare.

Trentacinque anni dopo quel principio non è cambiato. Sono cambiate le
nostre vite, gli strumenti, la tecnologia, il modo di produrre e
distribuire musica. Siamo cambiati noi. Ma non voglio cambiare la
ragione originaria per cui tutto era cominciato.

Per questo recuperare Allarme Rosso nel Golfo Persico non significa
semplicemente preservare una vecchia canzone. Significa preservare una
coerenza.

Per molti anni ho anche avuto la sensazione che una parte delle
esperienze culturali nate realmente nella periferia, prima che Scampia
diventasse un grande simbolo mediatico nazionale, fosse
progressivamente scomparsa dalla memoria.

Non mi interessa rivendicare primati né togliere qualcosa a chi è
venuto dopo. Ben vengano scrittori, musicisti e artisti che abbiano
contribuito e continuino a contribuire alla crescita civile e alla
denuncia della violenza. Ma credo che la memoria debba essere plurale.

Prima che Scampia diventasse una rappresentazione mediatica, lì
vivevano persone, nascevano idee, si scrivevano canzoni e qualcuno
cercava già di costruire alternative.

Recuperare oggi quella storia significa rimettere a disposizione una
testimonianza.

C’è una frase che utilizzo per spiegare questo percorso: “Preserving
the past to protect the future.” Preservare il passato per proteggere
il futuro.

Perché per me il passato è un territorio del futuro.

È un luogo nel quale puoi tornare non per rifugiarti, ma per
recuperare ciò che hai lasciato, comprenderlo con la consapevolezza
acquisita nel frattempo e portarlo con te nel futuro.

Nel 1995/96 scrivevo: “Noi esistiamo e resistiamo – noi ci siamo e ci
saremo.” Oggi quelle parole assumono un significato particolare.

Resistere non significa rimanere immobili. Significa evolversi senza
perdere la propria identità e la propria coerenza.

Per questo Allarme Rosso nel Golfo Persico è contemporaneamente una
ripartenza e una continuità.

Non sto cercando di diventare oggi ciò che non siamo riusciti a essere
allora. Sto cercando di continuare, con la consapevolezza di oggi, a
essere coerente con ciò per cui i Fiori del Male erano nati.

La storia dei Fiori del Male, a questo punto, sembra parlare più di continuità che di ritorno. Allarme Rosso nel Golfo Persico riemerge dopo trentacinque anni portandosi dietro non soltanto una canzone, ma una parte della scena musicale napoletana di quegli anni, i suoi luoghi, le sue difficoltà e il bisogno di trovare spazi in cui farsi ascoltare.

Ed è forse questo l’aspetto che mi ha interessato di più di questa storia: scoprire che, dietro una segnalazione arrivata ad Alternative Caserta per un nuovo singolo, c’era in realtà un pezzo di memoria musicale che valeva la pena recuperare e raccontare.

Se questo sarà davvero l’inizio di una nuova fase dei Fiori del Male lo scopriremo nei prossimi mesi. Nel frattempo, Allarme Rosso nel Golfo Persico è tornata finalmente a suonare.

In fondo trovate il video ufficiale e il link Spotify per ascoltare Allarme Rosso nel Golfo Persico.

Video ufficiale

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