
Faccio parte di una generazione per cui pubblicare un disco indipendente significava affrontare una serie di passaggi decisamente complessi: registrazione, stampa, distribuzione e diffusione attraverso il proprio network. Ne abbiamo parlato anche in diversi articoli pubblicati su queste pagine.
I tempi sono davvero cambiati: quel mondo, almeno nella forma in cui lo abbiamo conosciuto, praticamente non esiste più.
Adesso un musicista indipendente può registrare un brano da casa propria con una qualità sorprendentemente alta e renderlo disponibile su moltissime piattaforme digitali: Spotify, Apple Music, YouTube Music e altre. Il modo di ascoltare e distribuire la musica è radicalmente cambiato.
Si sono quindi create nuove esigenze: distribuzione digitale, gestione dei dati, royalties, statistiche e promozione. Un artista indipendente deve imparare a conoscere anche questi nuovi strumenti.
È in questo spazio che si è inserita Rebel Music Distribution.
La piattaforma ha sede in Italia e si propone agli artisti indipendenti come servizio di distribuzione, mettendo inoltre a disposizione strumenti per analytics, gestione delle royalties, supporto agli artisti e mastering. Il modello prevede la possibilità di distribuire musica senza un costo iniziale, con una trattenuta sulle royalties. Secondo i dati forniti direttamente da Rebel Music, oggi la piattaforma conta oltre 25.000 artisti, con una crescita di circa 40-80 nuovi iscritti al giorno.
Non ho avuto la possibilità di utilizzare direttamente Rebel Music e quindi non posso dare un giudizio sulla qualità del servizio. Mi interessa invece capire, e condividere con voi, come funziona questo modello, cosa significa realmente distribuzione gratuita e quanto una piattaforma di questo tipo possa incidere sulla carriera di un musicista indipendente.
Ho rivolto queste domande direttamente a Marko Celesty – Founder & CEO di Rebel Music Distribution.
- Rebel Music si presenta come una piattaforma di distribuzione gratuita. Cosa significa concretamente “gratuita” nel vostro modello e come viene remunerata Rebel Music?
Quando diciamo “gratuita”, intendiamo una cosa molto semplice: un artista può registrarsi, caricare la propria musica e distribuirla sulle principali piattaforme digitali senza pagare una quota iniziale o un abbonamento annuale obbligatorio per mantenere online le proprie pubblicazioni.
Il nostro modello è basato sulla condivisione dei ricavi: l’artista mantiene il 90% delle royalties generate dalla distribuzione, mentre Rebel Music trattiene il 10%.
Abbiamo scelto questo modello perché volevamo che i nostri interessi fossero il più possibile allineati con quelli degli artisti. Se un artista non guadagna dalla propria musica, noi non guadagniamo dalla sua distribuzione. Se cresce, cresciamo insieme.
Per noi “gratuito” non significa però offrire un servizio ridotto. È proprio questo uno degli aspetti sui quali abbiamo lavorato maggiormente: cercare di offrire gratuitamente un’esperienza che normalmente ci si aspetterebbe da un servizio premium, con strumenti di analytics, statistiche giornaliere, gestione delle royalties, mastering online e soprattutto supporto umano.
- Dichiarate oltre 25.000 artisti e circa 40-80 nuovi ingressi al giorno. Quanto è presente l’Italia all’interno della vostra community? Avete artisti provenienti dalla Campania o, più nello specifico, da Caserta?
L’Italia è naturalmente un mercato importante per noi, anche perché Rebel Music ha sede a Trieste, ma la crescita della piattaforma è diventata molto internazionale.
Oggi abbiamo artisti provenienti da moltissimi Paesi e sarebbe difficile dare un numero preciso per la Campania o per Caserta senza effettuare prima un’analisi specifica del database. Preferiamo non inventare una statistica solo per rendere più interessante una risposta.
Quello che possiamo dire è che la nostra ambizione non è mai stata quella di costruire un distributore esclusivamente italiano. Vogliamo costruire una piattaforma internazionale partendo dall’Italia.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della distribuzione digitale: oggi un artista che crea musica a Caserta può pubblicare il proprio lavoro sulle stesse piattaforme utilizzate da un artista di Londra, New York o Los Angeles. La geografia conta molto meno di quanto contasse vent’anni fa.
- Uno degli aspetti sui quali puntate maggiormente è il supporto diretto agli artisti, con tempi di risposta inferiori alle 24 ore. Come riuscite a mantenere questo rapporto mentre la piattaforma continua a crescere?
Probabilmente questa è una delle sfide più difficili che abbiamo davanti.
Rebel Music è nato anche dalla mia esperienza personale come musicista. Quando hai un problema con una pubblicazione, una royalty o un account, per te quel problema è importante in quel momento. Ricevere una risposta automatica o aspettare settimane può essere estremamente frustrante.
Per questo abbiamo sempre considerato il supporto non come un costo da ridurre, ma come una parte del prodotto.
Naturalmente, passando da poche migliaia a oltre 25.000 artisti, non possiamo semplicemente aumentare il lavoro manuale all’infinito. Stiamo quindi automatizzando molte operazioni ripetitive e migliorando continuamente il software interno, ma cerchiamo di utilizzare l’automazione per liberare tempo alle persone, non per eliminare il rapporto umano.
La tecnologia dovrebbe occuparsi delle operazioni che una macchina può svolgere meglio e più velocemente; quando invece un artista ha un problema reale, vogliamo che dall’altra parte ci sia una persona in grado di comprenderlo.
Mantenere questo equilibrio mentre continuiamo a crescere sarà probabilmente una delle prove più importanti per Rebel Music.
- Distribuzione, analytics, royalties e mastering: il ruolo del distributore sembra diventare sempre più ampio. Dove volete portare Rebel Music nei prossimi anni e, secondo voi, di cosa ha davvero bisogno oggi un artista indipendente oltre alla possibilità di pubblicare la propria musica sulle piattaforme?
Credo che la semplice distribuzione diventerà sempre meno sufficiente.
Portare una canzone su Spotify, Apple Music o YouTube Music oggi è relativamente semplice. Il vero problema dell’artista indipendente è tutto ciò che viene dopo.
Ogni giorno viene pubblicata una quantità enorme di nuova musica. Con l’evoluzione degli strumenti di produzione e dell’intelligenza artificiale, questa quantità continuerà probabilmente ad aumentare. Essere presenti sulle piattaforme non significa automaticamente essere ascoltati.
Per questo immaginiamo Rebel Music sempre meno come un semplice intermediario che consegna file ai servizi digitali e sempre più come un ecosistema di strumenti per artisti indipendenti.
Analytics più avanzati, dati che aiutino realmente a prendere decisioni, strumenti per la gestione dei diritti e delle royalties, mastering, promozione e tecnologie che semplifichino attività che oggi richiedono diversi servizi separati.
Ma c’è un altro elemento che considero fondamentale: l’informazione.
Un artista indipendente oggi deve capire non soltanto come creare musica, ma anche come funzionano royalties, metadata, Content ID, algoritmi, promozione digitale e diritti.
La tecnologia ha democratizzato l’accesso alla distribuzione musicale. Il prossimo passo, secondo noi, è democratizzare anche l’accesso agli strumenti e alle conoscenze che permettono a un artista di costruire realmente una carriera indipendente.
Quello che emerge è che oggi distribuire musica è più semplice, ma costruire un percorso indipendente resta tutt’altro che automatico. In questo senso, realtà come Rebel Music provano a spostare il ruolo del distributore dalla semplice pubblicazione al supporto concreto dell’artista.
La vera sfida, insomma, comincia dopo aver premuto “pubblica”.
Marcello – Alternative Caserta
Per approfondire:
Website: www.rebelmusicdistribution.com
Artist Support: support@rebelmusicdistribution.com
Media & Press: media@rebelmusicdistribution.com


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