Alternative Caserta

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Questo è un album sentimentalmente abbastanza difficile da descrivere per me. Parliamo di uno degli album power metal più belli di sempre, ma il mio legame con Ecliptica va molto oltre la musica.

Circa vent’anni fa andai a vedere i Sonata Arctica a Milano insieme ad alcuni amici conosciuti su un forum. Fu un’esperienza fantastica e durante quel viaggio Ecliptica era praticamente la nostra colonna sonora. La cosa assurda è che per anni non ne ho mai posseduto una copia fisica: ho rimediato soltanto recentemente, ed eccomi finalmente a parlarne.

La copertina mostra il logo dei Sonata Arctica sospeso sopra un paesaggio glaciale, perfettamente in linea con l’atmosfera del disco. La mia copia è una riedizione e nel libretto compare anche un ringraziamento di Tony Kakko legato all’importanza che questo album ebbe per la storia della band.

Musicalmente Ecliptica è un concentrato di power metal veloce, melodico e immediatamente riconoscibile. Tastiere, chitarre e melodie corrono continuamente, ma quello che ancora oggi mi colpisce è quanto le canzoni riescano a essere allo stesso tempo energiche e malinconiche. Dopo vent’anni mi accorgo di ricordarne ancora quasi ogni passaggio.

Stavolta limitarmi a due brani è impossibile. Ci sono My Land, Replica, una delle canzoni più romantiche che abbia mai ascoltato, FullMoon, probabilmente il pezzo simbolo del disco, e Letter to Dana, altro momento in cui emerge il lato più melodico e sentimentale dei Sonata Arctica.

Ma forse il punto è proprio questo: Ecliptica per me non è soltanto un grande album. È uno di quei dischi che, quando ricominciano a suonare, riportano immediatamente a un periodo, a delle persone e a un posto preciso.

Album consigliato? Molto di più.

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