
Questa volta ho voluto recensire uno degli album un po’ più cattivi della mia collezione.
È stato l’album che mi ha avvicinato al black metal e, in particolare, viene considerato uno dei lavori più rappresentativi del black metal melodico e sinfonico.
Per motivi personali lo considero l’album dei Dimmu Borgir a cui sono più legato: c’è stato un periodo in cui lo ascoltavo quasi tutti i giorni. Anche se la band ha pubblicato almeno un altro paio di dischi che possono tranquillamente essere considerati tra i loro migliori — uno, ad esempio, è For All Tid.
Musicalmente si sente un netto cambiamento rispetto ai primi Dimmu Borgir, che qui trovano finalmente un sound equilibrato e melodico senza snaturare affatto la componente black metal. Le tastiere di Stian Aarstad sono davvero stupende e, personalmente, non credo che nei lavori successivi siano mai tornate a questi livelli.
È decisamente un passaggio alla maturità per i Dimmu Borgir. Enthrone Darkness Triumphant è il primo album pubblicato con la Nuclear Blast, passaggio che sicuramente contribuì alla crescita della band e alla maggiore cura della produzione. È inoltre il primo album cantato prevalentemente in inglese.
La copertina non risulta essere tratta da un quadro famoso, a differenza per esempio di For All Tid, legato all’immaginario di Gustave Doré. Per Enthrone Darkness Triumphant i crediti riportano P. Grøn per cover art, design e layout. Al centro troviamo una figura incappucciata, quasi “in trono”, inglobata in forme scure e simmetriche che rappresentano perfettamente l’atmosfera dell’album.
Passiamo ai brani che preferisco. Mourning Palace apre l’album con particolare cattiveria, tra riff taglienti, batteria serrata e tastiere che costruiscono subito quell’atmosfera cupa e maestosa tipica dei Dimmu Borgir. Il tema principale è semplice ma micidiale e resta in testa fin dal primo ascolto, rendendolo uno dei pezzi più rappresentativi dell’intero disco.
Spellbound (By the Devil) è probabilmente uno dei brani più immediati dell’album, costruito su un riff semplice ma efficace e su tastiere che gli danno un’atmosfera oscura e quasi teatrale. È uno di quei pezzi che mostrano bene quanto i Dimmu Borgir fossero riusciti a rendere il loro black metal più accessibile senza perdere aggressività.
In Death’s Embrace rallenta leggermente i toni ma aumenta il lato oscuro e melodico del disco, con tastiere molto presenti che avvolgono le chitarre e danno al brano un’atmosfera quasi funerea. È uno dei pezzi in cui emerge meglio il contrasto tipico dell’album: aggressività black metal e melodie solenni, quasi malinconiche.
Un album davvero incredibile, ma se siete appassionati del genere quasi sicuramente non c’è bisogno che ve lo dica.
Marcello


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