
Quando qualche giorno fa nella mia casella email è arrivato il materiale di THE PAN – Four Landscapes, sono stato favorevolmente colpito dalla possibilità di recensire su Alternative Caserta un’opera creata direttamente a Sapporo, in Giappone.
Mi sono quindi preso un po’ di tempo per ascoltarla e approfondirla, perché THE PAN non è semplicemente una raccolta di quattro brani. Si tratta di un’opera audiovisiva, nella quale anche la componente video ha un significato preciso. Dopo aver visto più volte i quattro capitoli, posso finalmente provare a raccontarla.
Dietro THE PAN troviamo Pampas Fields Noise Found art + WATCHMAN, con i visual di Yaoyorozu. Pampas Fields Noise Found art è un progetto indipendente di Sapporo che non si limita alla musica, ma attraversa fotografia, cinema, found footage, field recording, visual art e cultura della cassetta. Una contaminazione che in THE PAN diventa particolarmente evidente.
Gli stessi autori definiscono infatti il lavoro una “visual cassette”: non una playlist di quattro video separati, ma un’unica esperienza da attraversare idealmente come si faceva passando dal lato A al lato B di una cassetta. Fotografie, immagini trovate, materiale generato con intelligenza artificiale, sovrapposizioni VHS, simboli e frammenti di memoria accompagnano la musica senza limitarsi a illustrarla.
Girare la manopola
Il titolo nasconde la chiave dell’intero progetto. Il PAN, il comune controllo che permette di spostare un suono verso il canale sinistro o destro, viene trasformato in una sorta di strumento metafisico.
Da una parte e dall’altra della manopola troviamo così ragione e istinto, materia e spirito, individuo e collettività, realtà e sogno, ordine e caos, scienza e mito. Non viene indicato quale sia il lato giusto: è l’ascoltatore a dover decidere dove posizionare il proprio PAN, oppure se esista qualcosa nel mezzo.
Non stupisce quindi che l’immaginario dell’opera sia altrettanto difficile da circoscrivere. Shintoismo, UFO, mitologia, apocalisse, spiritualità, fantascienza e cultura della cassetta convivono nello stesso universo. Gli autori precisano però che non vogliono costruire una dottrina: sono piuttosto segnali differenti captati dallo stesso ricevitore.
E anche musicalmente trovare un’etichetta unica sarebbe probabilmente inutile. La presentazione ufficiale parla di J-pop, alternative e grindcore che mutano in psychedelic pop; ascoltando i quattro capitoli, la definizione comincia effettivamente ad avere un suo senso.
15min to get there
Il viaggio parte con “15min to get there”, forse il modo migliore per entrare gradualmente nello strano universo di THE PAN.
È un pezzo piacevole e piuttosto immediato, con un ritornello efficace e facilmente riconoscibile. Intorno a questa struttura cominciano però ad apparire effetti e texture psichedeliche, insieme a elementi dal sapore elettronico che progressivamente alterano la percezione di un brano inizialmente piuttosto accessibile.
È il primo dei quattro “paesaggi” e rappresenta proprio la partenza verso una destinazione che ancora non conosciamo, sospesa tra sogno e realtà, istinto e ragione.
Radio Calisthenics No.1
Con “Radio Calisthenics No.1” la componente psichedelica diventa decisamente più evidente.
È probabilmente il brano nel quale, almeno inizialmente, sono soprattutto le sonorità e l’atmosfera ad attirare l’attenzione. C’è qualcosa di straniante ma allo stesso tempo piacevole nel modo in cui il pezzo procede, fino a quando nel finale cambia pelle e si incattivisce, lasciando emergere il lato più duro del progetto.
Anche qui il concetto dietro al video aggiunge un secondo livello di lettura. Il riferimento è alla ginnastica radiofonica collettiva giapponese: corpi che ascoltano lo stesso segnale e compiono gli stessi movimenti nello stesso momento. Salute, comunità, disciplina o controllo? THE PAN lascia ancora una volta la manopola nelle mani di chi guarda.
I WAS WRONG
Con “I WAS WRONG” arriva invece quello che, personalmente, considero il pezzo più orecchiabile dell’opera.
La psichedelia non scompare, ma viene messa maggiormente al servizio della melodia e il brano entra in testa con molta più facilità rispetto ai due capitoli precedenti.
È anche il momento più intimista di THE PAN. Il tema diventa quello della memoria e dell’errore: ciò che resta alla fine, i ricordi dimenticati e la consapevolezza di aver talvolta scambiato orgoglio e aspirazioni per ciò che aveva realmente valore.
Dopo il viaggio e il rituale collettivo dei primi due capitoli, THE PAN sembra improvvisamente rivolgere la propria manopola verso l’interno.
One night
“One night” completa il percorso con un altro cambio di atmosfera.
È un brano molto dolce e melodico, quasi contemplativo, che preferisce accompagnare l’ascoltatore verso la conclusione anziché chiudere l’opera con un’esplosione.
Anche il tema è coerente con questa scelta: persone, paesaggi, momenti e ricordi che abbiamo perso continuano in qualche modo a vivere dentro di noi. Il quarto paesaggio è quello della trasformazione, fino a un nuovo mattino nel quale persino un semplice “Hello” può assumere un significato differente.
Un’opera da guardare
Non avrebbe senso parlare di THE PAN occupandosi soltanto della musica. La componente visiva è parte integrante del progetto: fotografie, riprese, estetica VHS, found footage, simbolismo e immagini generate tramite intelligenza artificiale si sovrappongono continuamente, contribuendo alla sensazione psichedelica e straniante dell’opera. Gli stessi autori descrivono infatti immagini e musica come due trasmissioni parallele, che a volte procedono insieme e altre sembrano quasi contaminarsi.
Personalmente avrei utilizzato con un po’ più di misura le immagini generate con l’intelligenza artificiale, molto presenti nei quattro capitoli, lasciando maggiore spazio al materiale reale. Ma è una scelta stilistica perfettamente comprensibile all’interno di un’opera che cerca continuamente di confondere realtà, sogno e percezione.
Particolarmente affascinante è infatti la presenza della Sapporo reale: strade, stazioni della metropolitana, parchi notturni, foreste e animali entrano nell’immaginario di THE PAN. L’idea è che l’“altro mondo” non debba necessariamente trovarsi altrove, ma possa comparire quando qualcosa di quotidiano viene osservato improvvisamente da un’altra prospettiva.
Da Sapporo a Caserta
THE PAN – Four Landscapes rimane comunque un oggetto curioso, personale e difficilmente classificabile.
I quattro brani funzionano anche indipendentemente — dall’immediatezza di 15min to get there alla psichedelia di Radio Calisthenics No.1, passando per l’orecchiabilità di I WAS WRONG e la dolcezza conclusiva di One night — ma acquistano molto più senso quando vengono ascoltati e guardati come parti dello stesso viaggio.
E forse la cosa che mi piace maggiormente di questa storia va persino oltre l’opera stessa.
Alternative Caserta nasce per raccontare una scena musicale e culturale che parte dal nostro territorio. Ritrovarsi, qualche tempo dopo, con un’opera arrivata spontaneamente da Sapporo dall’altra parte del mondo è uno di quei piccoli segnali che fanno capire quanto possano viaggiare lontano musica e cultura underground.
In fondo THE PAN parla proprio di segnali, ricevitori e prospettive differenti.
Questa volta uno di quei segnali è partito da Sapporo ed è arrivato fino a Caserta.
Marcello
E tra i quattro paesaggi di THE PAN, uno continuerà il suo viaggio anche nella nostra playlist: “I WAS WRONG”, il brano che più mi ha colpito per immediatezza e melodia, entra nella Alternative Caserta Selection.


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