Alternative Caserta

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Ci sono dischi che nascono per raccontare qualcosa di nuovo e altri che, a distanza di anni, permettono di guardare con occhi diversi qualcosa che già conoscevamo. Pure Steel Records Years 2014-2017 appartiene decisamente alla seconda categoria.

Dietro questa uscita dei Savior From Anger c’è infatti una storia che risale al 2014, quando la band registrò il materiale destinato a diventare il seguito di Age of Decadence. Quella prima versione attirò l’interesse della Pure Steel Records, che successivamente decise di far registrare nuovamente il materiale in Germania. Da quelle sessioni sarebbe nato nel 2016 Temple of Judgment.

Il disco pubblicato oggi, però, non è una ricostruzione moderna di quelle registrazioni. È proprio quel master originario: mixaggio e mastering furono completati già nel 2014 e, come ci ha spiegato Marco Ruggiero, sul materiale non è stato effettuato alcun nuovo intervento prima della pubblicazione del 2026.

La formazione vede Marco Ruggiero alla chitarra, Bob Mitchell alla voce, Franco Fiordellisi al basso e Michele Coppola alla batteria. Ed è importante sottolineare come, secondo lo stesso Ruggiero, anche gli arrangiamenti appartengano pienamente a quella fase della band: erano nati direttamente in sala prove e proprio per questo conservano per lui un valore particolare.

Musicalmente siamo pienamente nel territorio heavy/power metal caro ai Savior From Anger, e la prima cosa che colpisce è quanto la chitarra rimanga costantemente al centro del suono. Marco Ruggiero domina il disco con ritmiche velocissime e serrate e, soprattutto, con una lunga serie di assoli davvero notevoli. La tecnica è evidente, ma non diventa mai puro esercizio: gli assoli mantengono una forte componente melodica e rimangono sempre funzionali ai brani.

Alle spalle delle chitarre lavora una sezione ritmica molto energica. Michele Coppola fa largo uso del doppio pedale, elemento perfettamente coerente con il genere, ma in diversi passaggi la batteria acquista un impatto davvero considerevole, soprattutto quando accompagna le accelerazioni delle ritmiche di Ruggiero.

Anche Bob Mitchell lascia una forte impronta sul materiale. Il suo cantato è spesso ruvido e graffiante, ma non rimane confinato a quel registro: in diversi momenti sale verso tonalità più acute, dando varietà alla prova vocale e accentuando ulteriormente il carattere classic metal delle composizioni.

Tra i brani che mi hanno colpito maggiormente c’è “In the Shadows”, uno dei momenti più immediati del disco, capace di trovare un buon equilibrio tra aggressività e melodia. La presenza anche di una seconda versione alternativa rende il brano ancora più interessante all’interno di un lavoro che, più in generale, permette di osservare la stessa fase creativa da un’angolazione differente.

Ed è proprio qui che Pure Steel Records Years 2014-2017 acquista il suo significato più forte.

A questo proposito abbiamo chiesto direttamente a Marco Ruggiero come vive oggi queste registrazioni.

Riascoltando oggi questo materiale dopo più di dieci anni, c’è qualcosa di questa prima versione che preferisci rispetto a quello che poi è finito su Temple of Judgment?

Pure Steel Records Years 2014-2017 è l’album originale, con i suoi pregi e i suoi difetti, con gli arrangiamenti che erano nati in sala prove, quindi c’è un’affezione particolare. Temple of Judgment è diverso, non abbiamo avuto voce in capitolo sulla produzione e alcune scelte, anche se non ci convincevano, le abbiamo dovute accettare.

Quanto sei intervenuto oggi sul materiale originale? Hai cercato soprattutto di preservare la fotografia del 2014 oppure hai modificato arrangiamenti, suoni o altri dettagli rispetto al master dell’epoca?

È stato stampato come era, non abbiamo rifatto nulla. Nel 2014 facemmo mixaggio e mastering ed è rimasto uguale, proprio per mantenere i suoni dell’epoca e quel groove di quegli anni. Infatti il mio intento è stato quello di mettere sul mercato un documento storico della band, senza trucchi o ritocchi, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Riascoltando oggi quelle registrazioni, Marco Ruggiero considera infatti questo il vero album originale, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Una definizione che aiuta anche a comprendere meglio la distanza da Temple of Judgment: nella successiva produzione tedesca la band ebbe meno voce in capitolo su alcune decisioni e, come lo stesso Ruggiero ci ha raccontato, alcune scelte furono accettate anche senza condividerle completamente.

Questa pubblicazione assume quindi quasi il valore di un documento storico. Non cerca di correggere il passato, né di adattarlo al presente. Al contrario, lo conserva.

È lo stesso Marco a spiegare che nel 2026 non è stato effettuato alcun nuovo mixaggio o mastering, proprio per mantenere inalterati il suono dell’epoca e il groove di quegli anni: nessun trucco, nessun ritocco, ma la volontà precisa di mettere finalmente sul mercato quella fotografia della band esattamente com’era stata fissata allora.

E forse è proprio questa la chiave migliore per ascoltare Pure Steel Records Years 2014-2017: non come una semplice raccolta di rarità e nemmeno come una curiosità destinata soltanto ai fan più accaniti, ma come l’altra storia possibile di un album, rimasta chiusa in un cassetto per più di dieci anni.

Un disco con un’identità propria, nato prima delle successive decisioni produttive e finalmente restituito nella forma con cui era stato originariamente concepito.

Per chi conosce già i Savior From Anger è un tassello importante della loro storia. Per chi invece li incontra per la prima volta rimane soprattutto un lavoro heavy/power metal diretto, veloce e dominato dalle chitarre, capace di testimoniare molto bene l’energia e il carattere della band in quella fase.

Un documento del passato, certo, ma con ancora parecchio metallo nelle vene.

Marcello

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